Riflessioni

Goodbye Instagram, Hello Glass

Light in a Glass

Ho iniziato a pubblicare le mie foto su Instagram nel 2015. All’epoca usavo ancora Flickr, ma da tempo avevo l’impressione che avesse perso gran parte del suo slancio iniziale, con un progressivo calo di interesse da parte della comunità dei fotografi. Fu così che passai a Instagram.

Instagram era diverso: molto più semplice e immediato. C’era poi una caratteristica che mi aveva conquistato fin dal primo momento: mostrava solo immagini quadrate. Sembrava fatto apposta per le mie scansioni da negativo medio formato.

Certo, ero ben consapevole che una piattaforma pensata per essere usata principalmente da smartphone non fosse l’ideale per pubblicare fotografie provenienti dal proprio archivio. Ma quel formato quadrato mi piaceva, e mi divertiva fingere di credere che Instagram fosse stato progettato proprio per chi fotografava in 6×6.

Poi, però, le cose cambiarono.

Prima arrivò il supporto ai formati rettangolari. Poi le Storie, sequenze infinite di contenuti pensate per spostare l’attenzione dalle fotografie. Infine arrivarono i Reels, che finirono per trasformare completamente l’esperienza sulla piattaforma.

Instagram non era più una community, ma un sistema progettato per massimizzare l’engagement. La fotografia aveva smesso di essere il fine ed era diventata semplicemente uno strumento per aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma.

No, non c’era bisogno di un altro TikTok.

Fu allora che scoprii Glass. Più che un social network, Glass è il tentativo di recuperare lo spirito originario delle comunità online. L’obiettivo non è costruire un’audience, ma favorire l’incontro tra persone accomunate dalla passione per la fotografia.

“Glass is a community, not an audience”

C’è sicuramente del vero in questa affermazione. Non si ha la sensazione di pubblicare immagini per un algoritmo progettato per creare dipendenza, ma per persone che hanno un reale interesse a condividere i propri lavori fotografici.

C’è un’altra frase nel Manifesto di Glass che mi è piaciuta molto e che provo a riformulare: l’idea è che, dopo aver trascorso del tempo sulla piattaforma, ci si senta ispirati e arricchiti, non semplicemente intrattenuti.

Ed è proprio questa la sensazione che ho avuto fin dai primi giorni. La prima cosa che mi ha colpito è stata la qualità media delle immagini pubblicate. Si incontrano fotografi con approcci molto diversi, dal paesaggio alla fotografia urbana, dall’analogico alla fotografia concettuale, e l’interazione è generalmente più autentica. Non c’è l’ossessione per il numero di like o di follower. Anzi, Glass non mostra nemmeno il numero totale dei like ricevuti o dei follower.

Glass non ha pubblicità e non basa il proprio modello di business sulla raccolta dei dati degli utenti. Per sostenere i costi della piattaforma richiede un abbonamento, il cui prezzo mi è sembrato ragionevole in rapporto ai servizi offerti. È disponibile un periodo di prova e, se al termine non si è soddisfatti, è possibile ottenere il rimborso. Per chi desidera sostenere ulteriormente il progetto è disponibile anche un piano Patron, che offre alcune funzionalità aggiuntive (come l’accesso in anteprima a nuove funzionalità) e contribuisce allo sviluppo della piattaforma.

Glass nella pratica

Glass permette di caricare fotografie ad alta qualità senza obbligare a ridimensionarle a poche migliaia di pixel, come avviene su Instagram. Le immagini vengono caricate alla loro risoluzione originale e visualizzate con una compressione molto contenuta, pur senza rendere disponibili agli altri utenti i file originali. Glass mette inoltre a disposizione un plugin per Lightroom Classic che consente di pubblicare direttamente dal catalogo.

A ogni fotografia è possibile associare una descrizione e fino a tre tag, scelti all’interno di un elenco di categorie predefinite. Glass estrae inoltre automaticamente alcuni dati EXIF, come la data di scatto, il modello di fotocamera e l’obiettivo utilizzato, visualizzandoli insieme alla descrizione.

Le immagini possono essere organizzate all’interno di album, che in Glass vengono chiamati “serie”. Ogni serie può avere una descrizione e un ordine personalizzato delle immagini, risultando uno strumento molto efficace per raccontare una storia o presentare un progetto fotografico. Una fotografia può appartenere a una sola serie: una limitazione solo apparente, che evita la proliferazione delle serie e incoraggia una migliore organizzazione del proprio lavoro.

Il motore di ricerca di Glass è largamente basato sull’intelligenza artificiale e credo sia ancora il punto debole della piattaforma. Ho provato, ad esempio, a cercare immagini relative a determinate città o aree geografiche, ma i risultati sono ancora piuttosto imprecisi. La ricerca funziona meglio con soggetti o concetti generici. È probabilmente l’aspetto della piattaforma che oggi ha il maggiore margine di miglioramento.

È presente anche un utilissimo tab Explore, attraverso il quale è possibile scoprire fotografie e fotografi selezionati dal team di Glass.

Per quanto riguarda le funzionalità social, è possibile seguire altri fotografi e interagire con chiunque attraverso commenti e apprezzamenti sulle singole foto. Glass omette deliberatamente alcune funzioni tipiche dei social tradizionali: niente messaggi privati, niente storie, niente video e, soprattutto, nessun algoritmo che decida cosa dobbiamo vedere.

Nessun algoritmo?

In realtà un algoritmo c’è, ma è estremamente semplice e trasparente: il main feed di Glass mostra in ordine cronologico le immagini dei fotografi che si seguono.

Lo stesso criterio non sarebbe chiaramente applicabile al feed di Explore, altrimenti si verrebbe inondati da un flusso continuo di immagini, molte delle quali rischierebbero di passare inosservate. Nel caso di Explore serve un criterio di selezione, che però non è basato su un algoritmo, ma su una scelta manuale fatta direttamente dal team di Glass. Una decisione coerente con la filosofia della piattaforma, che privilegia la qualità della selezione rispetto all’ottimizzazione dell’engagement.

Conclusioni

Naturalmente Glass non è perfetto. Oltre alla mancanza di un efficiente motore di ricerca, mi piacerebbe se ci fossero dei gruppi di discussione dedicati a specifici temi. Ad oggi le uniche discussioni possibili sono relative alle singole immagini.

Per il resto si tratta di dettagli. Dopo anni trascorsi tra Flickr e Instagram, Glass è la prima piattaforma che mi dà di nuovo la sensazione di condividere fotografie in un contesto positivo e stimolante. E per me, oggi, questo basta e avanza.

Vorrei concludere con un’altra frase del Manifesto di Glass, che sintetizza efficacemente la mia esperienza sulla piattaforma:

“You should feel better after spending time on Glass, not worse.”

Le mie foto su Glass

https://glass.photo/maurizioagelli

Approfondimenti

The Glass Manifesto – https://glass.photo/about

Glass – a new digital home for photographers? – https://www.captureone.com/blog/glass-a-new-digital-home-for-photographers

Skip the Algorithm: Discover the Glass Photo Community – https://www.mattpaynephotography.com/gallery/glass-photo-community/

GLASS’ Tom Watson – https://om.co/2021/08/10/glass/

How the Instagram Algorithm Works: Your 2026 Guide – https://buffer.com/resources/instagram-algorithms/